自らの死。それが唯一の絶対的自由なんだよ。
La propria morte: l’unica e più assoluta forma di libertà.
カヲル 『新世紀エヴァンゲリオン』
La propria morte: l’unica e più assoluta forma di libertà.
カヲル 『新世紀エヴァンゲリオン』
“I am one who has always been interested only in the edges of the body and the spirit, the outlying regions of the body and the outlying regions of the spirit. The depths hold no interest for me; I leave them to others, for they are shallow, commonplace. What is there, then, at the outer most edge? Nothing, perhaps, save a few ribbons, dangling down into the void.”
— Yukio Mishima, ‘Sun & Steel’. (via mattobsidian)
Che stupide, miserabili e incoscienti creature sono tutte le femmine! Si parano, s'infronzolano, volgono gli occhi ridenti di qua e di là, mostrano quanto piú possono le loro forme provocanti; e non pensano che sono nella trappola anch'esse, fissate anch'esse per la morte, e che pur l'hanno in sé la trappola, per quelli che verranno!
La trappola, per noi uomini, è in loro, nelle donne. Esse ci rimettono per un momento nello stato di incandescenza, per cavar da noi un altro essere condannato alla morte. Tanto fanno e tanto dicono, che alla fine ci fanno cascare, ciechi, infocati e violenti, là nella loro trappola.
L. Pirandello, La trappola [1912] in L'uomo solo. Scaricabile da LiberLiber.
Trauma di oggi pomeriggio offerto da uomo a torso nudo e piedi nudi che ha deciso di pisciare letteralmente in mezzo alla via, conto un muro. Per circa due minuti sono rimasta incredula, mi sono bloccata e girata, in attesa che finisse per non passargli a due metri dalle spalle mentre faceva le sue cose. Finito tutto si è buttato sul marciapiede, nascosto da dei grandi vasi. Tutto questo a una via da casa mia.
Ora, io lo so che non dovrei essere paranoica e prevenuta, dopotutto non è un gran balzo d'immaginazione pensare che questo uomo fosse in un certo stato di disagio. Io però adesso sono terrorizzata dalla possibile presenza nei dintorni di questo individuo, il quale ha dimostrato di agire seguendo un impulso fisico senza troppi pensieri. E allo stesso tempo mi sento una fascista a pensare di voler proteggere il mio senso di sicurezza.
Mai raccontato ma mi è successa la stessa cosa in una piccola calle a Venezia.
Io gli sono passata lo stesso senza fermarmi perché avevo fretta e lui mezzo non curante mi disse pure:“scusa eh”.
“The brevity of human life misleads us to many erroneous assertions regarding the qualities of man.”
— Friedrich Nietzsche, Human, All Too Human, 41
“Nobody speaks to me. People fall in love with me, and annoy me and distress me and flatter me and excite me and—and all that sort of thing. But no one speaks to me. I sometimes think that no one can. Can you?”
— Edna St. Vincent Millay, from a letter to Arthur Davison Ficke featured in Savage Beauty: The Life of Edna St. Vincent Millay
(via violentwavesofemotion)
Oggi voglio raccontare una cosa che è successa e che, credo, possa essere letta in due modalità completamente diverse. Cercherò di raccontarla nel modo più asettico possibile, ad ognuno la propria interpretazione (la mia alla fine).
Cominciamo con le premesse: solitamente in Giappone (specialmente a Tokyo) tutti se ne stanno per i cazzi propri e se ne fregano di chi sta loro attorno, a meno che non sei tu a chiedere aiuto.
Ero in un konbini per pranzare e l'unica sedia libera era tra due uomini. Un po’ di vergogna c'era, però oh, dovevo magnà e non mi andava di farlo in ufficio anche se potevo.
A sinistra avevo un uomo di mezza età che già mi pareva incuriosito, però vabbè, prima o poi se ne andrà e non mi cagherà se non lo cago. Ad un certo punto si alza e io tiro un sospiro di sollievo. Errato.
Mi sento toccare la spalla ed era lui che mi aveva preso dei fazzoletti imbevuti per le mani. Lo ringrazio e continuo a mangiare.
Ad alta voce fa:“Oggi fa proprio caldo” guardando verso l'alto. Non rispondo e continuo a mangiare.
Si alza di nuovo, indossa la borsetta e mi tocca di nuovo come se non volesse far capire che lo sta facendo apposta, ma lo sta facendo proprio apposta. Lo ringrazio di nuovo per prima.
Probabilmente raccontarlo e basta non rende bene la situazione e/o essendo esterni la valutazione è falsata o semplicemente diversa dalla mia. Però, in base a quello che ho vissuto io, quell'uomo di mezza età con la scusa della gentilezza mi ha importunata. Ovviamente in maniera molto sottile (specie per noi che viviamo di catcalling spinto), ma credo proprio lo abbia fatto. Dico “credo” perché per quanto possa saperne, vengo comunque da un mondo diverso da questo.
E quindi niente… che palle essere femmina, ovunque.
Anonymous asked:
Ciao,
Non ci conosciamo ma ogni tanto leggo i tuoi pensieri. Quello che hai scritto su tua madre mi ha molto commossa perché è più o meno lo stesso tipo di (non) rapporto che ho instaurato io negli anni, con l'aggravante di familiari molto problematici. Lo so che è dura, soprattutto adesso che sei da tutt'altra parte ma io ti stimo per il coraggio e la forza con cui reagisci alle difficoltà. Spero di trovare il tuo stesso coraggio perché, credimi, non è scontato. Certe ferite hanno conseguenze che si riversano in molti aspetti della nostra vita e non lo sto dicendo per autocompiangermi o essere patita, anzi. Io sto provando ad andare avanti, nonostante tutti gli anni persi e, ad oggi, sono fiera di ciò che sto facendo e ho ottenuto, ma la paura è ancora tanta.
Un abbraccio
Ciao a te.
Ti ringrazio per le parole e per aver speso il tuo tempo per mandarmi questo messaggio.
In realtà non so cosa sia trasparso dai racconti su mia madre perché non ne ho mai parlato apertamente. Io e mia madre abbiamo avuto sempre un ottimo rapporto, finché non sono cresciuta, sviluppando una visione diversa dalla sua.
Sono d'accordo sul fatto che questo si riversi in altri aspetti della mia vita e anzi posso dire che i miei genitori oltre a darmi la vita me l'hanno pure irrimediabilmente rovinata in tantissimi aspetti, a cominciare da quella sentimentale, ad esempio.
Il fatto che sono forte e coraggiosa me lo hanno detto svariate volte e io ogni volta non capisco cosa si intende, perché io mi comporto come mi sento e basta. Però ti ringrazio per la stima, anche se sono certa che tu puoi (se non già sei) altrettanto. Non ricordo se era Kundera che diceva:“Ti ritrovi ad essere forte quando essere forte è l'unica scelta che hai” - ho sempre odiato sta frase per la facilità con cui veniva condivisa, però in fondo penso colga nel segno. Quindi vedrai che sarai coraggiosa, anche se non ti considereai tale, così come capita a me.
In bocca al lupo e un abbraccio anche a te.
“Normal human beings are a balm to me and a torment at the same time.”
— Ludwig Wittgenstein, “Letter to Paul Engelmann (16 November 1919)”
“Kant stated defensively that he had “found it necessary to deny knowledge… to make room for faith,” but he had not made room for faith; he had made room for thought, and he had not “denied knowledge” but separated knowledge from thinking.”
— Hannah Arendt, The Life of the Mind
Come al solito questo paese mi ruba il tempo, la vita, le parole e la voglia di scrivere. Forse perché non c'è niente da dire eppure come 5 anni fa da una parte avrei così tanto da dire da poter diventare un fiume in piena, ma, appunto, non ho il tempo di ordinare nessuno dei centomila pensieri e metterli per iscritto.
Oggi sono andata a lavorare, in sede. Con divisa fatta da giacca, camicia a maniche lunghe, pantaloni e tacchi da 5cm. Quindi sveglia alle 6:30 perché Tokyo è lontana e solo così puoi arrivare in orario (che non è alle 9, ma alle 8:45 perché essere in orario qui vuol dire essere in ritardo). Il lavoro consisteva in un training su come creare una rete LAN. In cosa è consistito? Hanno dato delle slide con dei comandi scritti e mezze istruzioni, ci hanno dato i PC, i router, gli switch e hanno detto: fate. Io uno switch so a malapena cos'è e qual è la sua funzione (solo perché mi sono messa a vedere qualche video prima di partire, sennò non saprei nemmeno quello). Fortuna che c'erano due ragazzini giapponesi volenterosi e insieme ci siamo messi e siamo riusciti a fare qualcosa, sennò fossi stata sola non avrei saputo nemmeno da dove cominciare. Gli altri due cinesi, entrati in azienda 2 anni fa, erano più ignoranti di me. Molto poco chiaro che cazzo si faccia in questa azienda e come funzioni il sistema.
Martedì si è concluso il “training” di 8 giorni che è consistito per l'80% in “filosofia aziendale”, questionari giornalieri e settimanali su cosa si è imparato (spoiler: un cazzo), lavori di gruppo inutili, spiegazioni su come fare carriera aziendale (tramite un sistema di punteggi assurdo e complicato) e giusto qualche volta ci hanno parlato delle piattaforme che si utilizzano per “timbrare” o per richiedere i rimborsi ecc (uniche cose utili). Il resto dei giorni? Meeting alle 9 per check di: 1. Che non stai dormendo 2. Che sei vestito correttamente e che sei “sistemato” 3. Per sapere se fisicamente stai bene o sei malato. Il resto della giornata: rispondi alle email degli uffici, fai qualche meeting e studia per prendere le certificazioni - che non ti pagheremo noi e che non dovrai fare durante l'orario di lavoro. Perché mica le sto prendendo per lavorare, le prendo per sport personale giustamente. Va bene.
In tutto questo pagheranno il primo stipendio 25 Agosto e non avremo la possibilità di chiedere nessun permesso per 6 mesi. Fortunatamente ci hanno recentemente pagato il supporto per il trasloco perché sennò stavamo freschi.
Benedico un po’ il cielo per aver conosciuto questo indiano che è mio collega e che vive nel mio stesso dormitorio. L'India a quante parte è il Sud Italia del Sud-est asiatico, per molti aspetti (non c'è niente di stupefacente in fondo). Malediciamo questo paese, questa azienda e noi stessi per essere venuti tutti i giorni. Qui è tutto così caro che non ci facciamo capaci di come la gente riesca a vivere. Si pensa sia il paese del pesce e del riso e invece il pesce è quasi inacquistabile da quanto costa (filetti di soli 200gr intorno a 4/5€), il riso che dovrebbe essere come la nostra pasta e invece 5kg costano 15€ (5€/kg). Non è un caso infatti che il tasso di povertà stia salendo alle stelle: gli stipendi sono gli stessi da 25 anni. Questi di che cazzo dovrebbero vivere?
Personalmente, non so mai che cazzo mangiare e vivo di tofu e pesce -che compro solo perché mi piace e perché sono anni che evito la carne nella mia quotidianità. Ma qui è quasi impossibile evitarla, dato che la carne rossa è persino nei contorni di verdure (che non so mai come cazzo cucinare e ogni volta che trovo una ricetta di verdure taaac carne di manzo dentro machecaaaazz - viva il paese del sushi come sempre insomma).
Soffro perché mi manca già la palestra e non è passato nemmeno un mese. Ma con la situazione economica di adesso non mi sembra il momento adatto per ricominciare. Oltretutto non ho ancora una routine e non ho ancora capito come cazzo funziona in questa azienda. Avere un quantitativo proteico adeguato è stato difficile perché le mie fonti proteiche preferite (ovvero yogurt greco e albumi) qui sono inesistenti o insostenibili economicamente nelle quantità che mi servono (tipo yogurt greco a 20€/kg). Mi manca fare le mie colazioni specie le mie omelette e i miei pancakes di albumi.
Ho pensato a quanto sia difficile andare a vivere in un altro paese. Sembra di diventare bambini viziati perché le cose minuscole, quotidiane, che davi per scontato, diventano voragini. E per me la voragine è legata soprattutto al cibo. Persino sui biscotti: noi abbiamo pacchi minimo da 350gr, oltre a una varietà da fare invidia a un biscottificio. Qui i biscotti oltre ad essere di pochissimi tipi (quasi solo cookies/biscotti al burro) hanno pacchi sono da massimo 150gr e finemente impacchettati singolarmente creando bustoni enormi ma leggeri come una nuvola perché sono 80% plastica. I loro dolci sono bombe a mano di carboidrati: mangi 2 daifuku o 2 dorayaki e hai mangiato la stessa quantità di carboidrati di un piatto di pasta da 100/120gr. Ti viene da pensare: se mi mangio la pasta almeno mi sazio, con ste cacatine piccoline mi faccio salire solo la fame. Per le verdure o piatti già pronti idem, vedi i valori nutrizionali e hanno una quantità di zucchero all'interno che manco una fetta di torta.
Banalità… eppure no. Ci vuole tanto spirito di adattamento, tanta pazienza e tanto coraggio ad andare via dal proprio paese. Andare al Nord è letteralmente NIENTE in confronto (sebbene la sofferenza ci sia sempre).
L'unica cosa che potrebbe migliorare di gran lunga la situazione è avere così tanti soldi da permettermi tutto quello che voglio. Ma a volte nemmeno quello basta.
“Patriotism is the vice of nations.”
— Oscar Wilde, “Phrases and Philosophies for the Use of the Young”
Anonymous asked:
È vero che gli orientali hanno il pene piccolo?
E chi l'ha visto? Tu l'hai visto?